Itinerari: Giudecca

La Giudecca è l’isola più estesa delle città. Separata dal centro storico dal grande e profondo canale omonimo. Anticamente era denominata Spianalonga proprio per la sua forma stretta e allungata. Successivamente prese il nome di Zuecca da cui Giudecca, forse perché in essa avrebbe trovato posto una primitiva comunità di Zudei (ebrei) o forse, e più probabilmente, perché in essa venivano confinati i zudegai cioè i giudicati dai tribunali dogali. Formata da otto isolotti, collgati tra loro da ponti e ponticelli, è costituita essenzialmente da una fondamenta continua che costeggia il Canale della Giudecca e fronteggia le Zattere, inframmezzata da rii e callette sulle quali rivolgono le loro facciate case, palazzi e chiese. Sul lato opposto, quello che guarda la Laguna, l’antropizzazione è completamente diversa: giardini, orti, cantieri per il rimessaggio delle imbarcazioni, piccole fabbriche, officine artigianali evidenziano quale sia la parte produtiva dell’isola. Da questo lato si possono godere degli splendidi tramonti, la Giudecca è stata per secoli luogo di villeggiatura per nobili e ricchi borghesi che qui possedevano ville, giardini e orti. Gli accessi alla Giudecca devono avvenire tutti tramite il vaporetto in assenza di un ponte di collegamento vero e proprio con il centro storico della città. I punti di approdo sono tre: le Zitelle, a est, di fronte alla splendida isola di San Giorgio ed è collgato con San Zaccaria dalla linea dell’A.C.T.V numero 82. Il secondo, la Palanca sta al centro dell’isola ed è in collegamneto diretto con le Zattere. Il terzo è Sant’Eufemia, nella zona ovest, in rapido rapporto con il Tronchetto e Piazzale Roma. Per una visita veloce dell’isola è preferibile partire proprio da questo punto.

Scendendo a Sant’Eufemia e volgendosi a destra si supera un ponte e dopo pochi metri si arriva di fronte alla mole dell’Ottocentesco Mulino Stucky: eretto su progetto di un architetto tedesco è ormai in rovina. Recentemente la propietà dell’immobile è passta dal Comune di Venezia alla società Acqua Marcia S.p.A. che ne ha disposto un piano di restauro e riutilizzo.

Tornando sui propri passi al civico 805 c’è la sede della famosissima fabbrica di tessuti Mariano Fortuny, fondata nel 1919 e ancora attiva. Al n° 801 si può notare un intelligentissimo riuso di vecchie aree industriali dismesse, restaurate ai fini abitativi, con bellissimi appartamenti e giardini, una vera chicca per chi è interessato all’architettura contemporanea.

Ancora qualche passo più indietro e al civico 795 è ospitato l’Archivio Luigi Nono, voluto e organizzato dalla vedova del composotore conserva tutta la raccolta dei documenti del musicista scomparso e ospita studiosi di tutto il mondo che in esso trovano strumenti preziosi per lo studio della musica contemporanea. Poco distante si potrà prendere un po’ di fiato fermandosi all’Harry’s Dolci. Fratello minore del più noto Harry’s Bar vi si respira la stessa classe e si possono gustare le stessa raffinatezze a prezzi molto più contenuti. Il panorama che si gode dal locale è davvero mozzafiato, barche, vaporetti, vere e propie navi di fornte ai vostri occhi.

Superato il ponte nei pressi dell’Harry’s ci si trova di fronte alla antichissima Chiesa di Sant’Eufemia, fondata nel IX secolo con alvune colonne e capitelli veneto-bizantini risalenti all’XI secolo. Proseguendo lungo la fondamenta in direzione est, superando piccoli negozi dalle caratteristiche vetrine e dopo una breve deviazione a sinistra per visitare la corte dei cordami dove si torcevano all’aperto le gomene delle navi, si arriva a due palazzi nobili il primo cinquecentesco denominato “Accademia dei Nobili” e poi alla quattrocentesca casa dei Visconti di Milano detta “ la Rocca Bianca” e infine all’edificio più importante dell’isola la Chiesa del Redentore.

Fatta costruire dal Senato veneziano come tempio votivo, consacrata a Cristo Redentore dopo la fine della gravissima pestilenza che colpì la città nel 1575 e che causò oltre 45.000 morti. La costruzione della chiesa iniziò nel 1577 su progetto di Andrea Palladio anche se la realizzazione del progetto venne portata a termine dal suo allievo Antonio Da Ponte nel 1592.

All’interno pitture di Tintoretto, Veronese, Vivarini, Brustolon e altri maestri rinascimentali. Proprio di fronte alla sua facciata, ogni terzo sabato di luglio, in occasione della festa del redentore viene costruito un lunghissimo ponte di chiatte che attraversa tutto il Canale delle Giudecca e termina alle Zattere per permettere alla popolazione di accedere più facilmente al tempio.

Continuando si incontrano l’Ostello della Gioventù, la Casa dei tre Oci e infine si arriva all’altro complesso religioso importante dell’isola cioè alla Chiesa e al convento di Santa Maria della Presentazione detta "delle Zitelle". Fu denominata così fin dal XVIII secolo quando diede ospitalità a povere fanciulle che in esso vivevano e lavoravano. Il convento era un tempo famosissimo per l’abilità delle ragazze come ricamatrici e merlettaie. All’interno della chiesa si trovano opere di Jacopo Palma il Giovane.

A pochi passi di distanza si trova l’Hotel Cipriani, certamente il più esclusivo di Venezia, con una bella vista sulla laguna e dotato, tra l’altro, di una bella piscina e parco.

Dopo il lungo girovagare potrete ritornare sui vostri passi sino al Ponte Lungo che supererete per girare immediatamente alla vostra sinistra. La vostra meta sarà il ristorante l’Altanella: un posto davvero unico. Pretendete di essere serviti sull’altana da dove godrete di una vista indescrivibile sul Canale accompagnati da piatti raffinatissimi a prezzi non eccessivamente salati.

Venezia è la città dei campanili che svettano, più o meno alti, più o meno antichi, più o meno eleganti. Tuttavia c’è un campanile che per i veneziani amano più degli altri, alle spalle del quale il sole si addormenta ogni sera. Esso chiude idealmente, con la Chiesa e il convento ai suoi piedi, il cerchio della perfezione che, partendo da San Marco, tocca la Salute, curva sulla Giudecca e passa attraverso questo luogo silenzioso e lontano dalle folle riumorose di turisti. E’ il campanile della Chiesa di San Giorgio Maggiore, nell’omonima isola di fronte Piazza San Marco. Ai tempi dell’imperatore romano Augusto, l’isola di San Giorgio era già ben conosciuta ai naviganti nonostante l’aspetto della Laguna fosse allora molto diverso da quello attuale, ed era nota come insulaMemnia dal nome della nobile famiglia romana che qui aveva possedimenti terrieri. Nel IX secolo in ques’isola dei “cipressi” fu costruita una piccola chiesa in legno intitolata a San Giorgio Maggiore per distinguerla da quella omonima già esistente nell’isola di San Giorgio in Alga. Fu fondato all’epoca anche il monastero che da quel momento andò sempre più ingrandendosi a tal punto che nel XII secolo era diventato un centro di primaria importanza religiosa e culturale.

Tanto Venezia diventa ricca e potente, tanto lo diventa San Giorgio e vi giungono non solo molti beni materiali ma soprattutto corpi e reliquie di campioni delle fede cristiana. Nel XIII secolo vi approda il corpo di Santo Stefano, protomartire e, dall’arrivo delle sue spoglie i dogi si recheranno ogni anno in visita solenne alla chiesa nella notte di Natale e nel giorno seguente, dando origine a una delle più suggestive e importanti feste notturne della Repubblica.

Il carattere di grande vivacità intellettuale che questo luogo possedeva richiamava a Venezia nomi di prestigio della cultura internazionale del tempo, fra i quali vi fu anche Cosimo dè Medici che vi giunse nel 1433 accompagnato dal suo architetto di fiducia Michelozzo Michelozzi, artefice della splendida biblioteca del convento purtroppo andata perduta in un incendio. Il Michelozzi ebbe il grande merito di importare a Venezia, ancora gotica, le nuove forme della rinascenza fiorentina, influenzando una intera generazione di architetti che a lui si ispirarono.

Dopo la biblioteca fu dato avvio al rinnovamento di molte parti dell’intero complesso: il dormitorio, la foresteria e l’appartamento dell’abate. A questi lavori altri ne seguirono a partire dalla metà del XVI secolo quando grandissimi maestri del Rinascimento diedero magistrali saggi del loro genio.

Ad Andrea Palladio venne commissionato dapprima il refettorio e, pochi anni dopo, anche il disegno della nuova chiesa. Il refettorio era ornato da una grandiosa tela del Veronese, opera che suscitò ammirazione in tutto il mondo, al punto che Napoleone decise di “esportarla” in Francia e da altri affreschi dello stesso artista che il tempo ha rovinato. Il Palladio rinnovò completamente lo spazio architettonico della chiesa adeguandolo alle nuove forme liturgiche appena deliberate dal Concilio di Trento nel 1564. Il corpo della chiesa palladiana, coperto da una volta a botte, si presenta come un ampio ambiente rettangolare diviso in tre navate, attraversata da un transetto, con due absidi alle estremità e una cupola che si eleva al centro. Il prospetto presenta fronte a colonne e timpano rifacendosi allo schema del tempio classico. In corrispondenza della navata centrale campeggia un grande frontone. All’interno si segnalano, tra le tante opere possedute dalla chiesa, il Martirio dei Santi, probabile opera di Jacopo Tintoretto, la Vergine e Santi di Sebastiano Ricci, la Caduta della Manna e l’Ultima Cena di Jacopo Tintoretto. La pala d’altare della sacrestia fu eseguita da Jacopo Palma il Giovane e rappresenta La Purificazione della Vergine. Fanno parte dell’itinerario tintorettiano anche la tela Cristo risorge dal sepolcro, iniziata da Jacopo Tintoretto e terminata da suo figlio Domenico, un’opera di Leandro Bassano riguardante un episodio della vita di Santa Lucia. Insieme alla chiesa il Palladio progettò anche il “chiostro dei cipressi” terminato solo nel 1618. Con la caduta della Repubblica questo centro di arte e cultura perse il suo antico splendore, cominciarono demolizioni e spoliazioni da parte dei francesi e, nel 1806, il convento venne soppresso. Dal 1951 l’isola è stata data in concessione alla Fondazione Giorgio Cini, istituita dal conte Vittorio Cini in memoria del figlio Giorgio. La Fondazione si è fatta carico del recupero degli edifici, il cui restauro è stato affidato all’architetto Ferdinando Forlati ma anche del paesaggio con la creazione di parchi, giardini e persino un piccolo Teatro Verde di ispirazione classica.
 

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