Itinerari: San Polo

Il sestiere di San Polo e quello di Santa Croce quasi si confondono poiché non ci sono dei confini ben definiti, c’è un ponte però, situato a San Cassiano in zona detta Carampane, che segna il passaggio dall’uno all’altro sestiere. E’ chiamato il Ponte delle Tette e la storia di questo nome curioso e malizioso è semplice. Vicino a Rialto le Carampane era una di quelle aree di Venezia nella quale le prostitute di Venezia erano obbligate a concentrarsi fin dal XV secolo per disposizione delle leggi sull’ordine pubblico. Per attrarre la clientela esse sedevano sulle finestre a seno nudo o con le gambe penzoloni dai balconi per mostrare tutte le loro grazie o talvolta stavano completamente nude: il tutto proprio nei pressi del ponte in questione. C’era addirittura un’ordinanza che le invogliava a mostrarsi così in pubblico per richiamare i clienti e per distoglierli da una ondata di omosessualità che, quasi, era diventata un problema di stato. Ma la crisi per le prostitute non derivava certo da questo quanto dal fatto che nel 1509 a Venezia esistevano 11.654 cortigiane, ragion per cui i guadagni pro capite erano calati di molto.

Il sestiere di San Polo prende il nome dalla chiesa dedicata a San Paolo Apostolo eretta sul campo omonimo. La chiesa è molto antica e risale presumibilmente al IX secolo e ha subito numerosi rifacimenti nel corso dei secoli. L’aspetto attuale non ha una morfologia unitaria o uno stile riconducibile a una determinata epoca. Il campanile della chiesa fu eretto nel 1362 su un basamento di pietra, è ricoperto di mattoni in cotto, termina con una cuspide conica “a pigna” poggiante su un alto tamburo ottogonale ed è un tipico esempio di campanile veneziano trecentesco. All’interno della chiesa, nell’Oratorio del Crocifisso, sono state sistemate le dodici stazioni delle Via Crucis dipinte da Giandomenico Tiepolo tra il 1747 e il 1749. Al padre Giambattista è invece da attribuire la pala La Vergine appare a San Giovanni Nepomucfeno sul secondo altare mentre l’Ultima Cena, sulla parete di fondo, è da attribuire alla bottega del Tintoretto. Nella cappella absidale sinistra si può ammirare lo Sposalizio delle Vergine di Paolo Veronese mentre nel presbiterio si trovano molte opere di Jacopo Palma il Giovane.

Proseguendo lungo la Salizada San Polo e inoltrandosi nelle calli si raggiunge la Chiesa di San Tomà. La chiesa è dedicata a San Tommaso Apostolo e si affaccia sul campo omonimo nella zona compresa tra il Canal Grande e il Campo dei Frari. Nonostante sia una chiesa di fondazione molto antica il suo aspetto è stato completamente stravolto da numerose trasformazioni e riedificazioni. L’interno della chiesa è ad una sola navata con il soffitto a volta affrescato. Di fronte alla chiesa, sul lato opposto del campo, si trova la sede della Scuola dei Calegheri (calzolai), una corporazione molto ricca e potente che, nei suoi periodi più floridi, contava anche millecinquecento aderenti. La scuola molti anni fa è stata oggetto di un interessante recupero architettonico ed è oggi sede di un attivo centro polifunzionale.

Da San Tomà alla Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari il tragitto è breve. Frari in veneziano vuol dire Frati e la chiesa si affaccia sul campo omonimo in un punto obbligato di passaggio tra Piazzale Roma e Rialto. Grande e maestosa basilica gotica ricca di tesori di arte e di storia.

La presenza francescana in laguna data ai primissimi anni della diffusione dell’ordine e lo stesso San Francesco approdò in laguna e fondò il primo nucleo del monastero poi detto di San Francesco del Deserto nell’isoletta omonima. Nell’area dove attualmente sorge la chiesa dei Frari i frati francescani ottennero nel 1236 da parte del doge in carica all’epoca un terreno paludoso che loro bonificarono e sul quale, a partire dal 1250, edificarono il primitivo edificio dedicato a Santa Maria Gloriosa. Esternamente la chiesa appare spoglia e austera con la facciata in cotto slanciata verso l’alto e segnata da quattro lesene che la ripartiscono. Raffinatissimo è il portale in pietra d’Istria. All’interno le dodici colonne, simboleggianti i dodici Apostoli, dividono la navata centrale dalle due laterali. Il grande arco che precede il coro inquadra perfettamente l’enorme pala dell’Assunta di Tiziano. Le opere di scultura e di pittura contenuta all’interno della chiesa coprono un arco di tempo che va dal Duecento all’Ottocento ed è davvero impossibile farne l’elenco dettagliato: la chiesa dei Frari è insieme un museo, una pinacoteca, una galleria devozionale. Entrando a sinistra, subito dopo il primo altare detto del crocefisso, opera seicentesca di Baldassarre Longhena, si può ammirare il maestoso e cupo monumento funebre ad Antonio Canova realizzato negli anni Venti dell’Ottocento dai suoi allievi su modello di quello realizzato dallo stesso Canova per il monumento funebre di Maria Cristina d’Austria. L’altare della Concezione ospita una delle più belle opere di Tiziano, la Pala Pesaro. Fu realizzata da Tiziano tra il 1519 e il 1526 su commissione del vescovo Jacopo Pesaro per commemorare la vittoria della flotta veneziana sulla flotta turca nelle acque dell’isola di Santa Maura. Nel battistero noto come Cappella Corner, oltre la piccola statua di San Giovanni Battista opera di Jacopo Sansovino del 1530, sono degni di nota i dipinti di Jacopo Palma il Giovane e il trittico di Bartolomeo Vivarini. L’opera più importante della chiesa, che troneggia sull’altare centrale, è sicuramente l’Assunta dipinta da Tiziano. Il dipinto fu inaugurato il 9 maggio 1518 e inizialmente non venne accolto molto favorevolmente: troppo realistici i movimenti, le masse agitate, la figura femminile a rappresentare la Madonna Assunta in cielo. A pochi metri di distanza si trova l’altro capolavoro posseduto dalla chiesa: un crocefisso duecentesco realizzato da un anonimo pittore seguace di Cimabue. Da quando si fece questa eccezionale scoperta (il crocefisso era stato ricoperto da uno spesso strato di pittura nell’Ottocento) l’opera è attribuita all’autore noto come Maestro del Crocefisso dei Frari.

In una delle cappelle a destra dell’altare maggiore si trova un’opera di Donatello raffigurante San Giovanni Battista ed eseguita nel 1438. Non meno interessante è la sacrestia della chiesa.

Subito dietro alla chiesa dei Frari, sulla direttrice che porta da San Polo a Piazzale Roma, un piccolo campo è inquadrato da tre grandiosi edifici: a destra la parte absidale delle Chiesa dei Frari, a sinistra la Scuola Grande di San Rocco e di fronte la chiesa intitolata all’omonimo santo. La chiesa di San Rocco venne realizzata negli ultimi anni del Quattrocento quando la Scuola assunse ufficialmente il titolo di Scuola Grande (1489) e venne così deciso di affiancarle una chiesa. Incaricato della progettazione fu l’ancora giovane architetto Bartolomeo Bon che realizzò la fabbrica seguendo gli insegnamenti di Mauro Codussi. Il risultato fu quello di una chiesa ad una navata con presbiterio biabsidato e due cappelle laterali realizzato in stile corinzio. Nella prima metà del Settecento la chiesa subì interventi radicali di restauro. Oggi la chiesa si presenta ad una navata con soffitto piano, quattro altari alle pareti e le cappelle absidali. La decorazione interna è di grande rilievo. Si possono ammirare ben otto dipinti di Jacopo Tintoretto, le tele di Sebastiano Ricci e di Francesco Solimena. Anticamente la chiesa annoverava tra i suoi capolavori anche un ciclo di affreschi di Giovanni Antonio De Sacchis detto il Pordenone posti nel presbiterio e nella cupola che rimangono, oggi, allo stato di frammmento. A partire dalla grande pestilenza del 1576 il Governo veneziano decise che il giorno di San Rocco, protettore degli appestati, fosse festa solenne. Così ogni sedici agosto, il giorno natale del santo, il doge si recava in processione in chiesa per assistere alla messa. Terminata la messa il Guardian Gando della Scuola offriva unh banchetto ricchissimo nella sala grande dell’Albergo.

La sala dell’Albergo vede, al centro del soffitto, l’opera San Rocco in Gloria di Tintoretto ed è l’opera alla base dell’intero progetto decorativo che costituisce una delle mete obbligate di pellegrinaggio del turismo artistico.

Alle spalle del complesso dei Frari oltrepassando Rio Terrà San Tomà sorge la chiesa dedicata a San Giovanni Evangelista con la Scuola omonima. Anticamente annesso alla chiesa si trovava un ospedale dei poveri. La chiesa subì parecchi rimaneggiamenti a partire dal Quattrocento nonostante sia di fondazione molto antica e legata all’iniziativa della famiglia Badoer nel 907. La fisionomia attuale si deve alle ristrutturaziooni subite tra il XVII e il XVIII secolo. Della antica fabbrica gotica rimangono l’abside con volta a crociera e il presbiterio. L’interno è a una sola navata con pianta quadrata. All’interno tra gli altri capolavori di scultura e pittura si trova un dipinto di Domenico Tintoretto raffigurante Cristo Crocifisso e i devoti.

Nell’area gravitante alla Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari, ricca di Palazzi, si trova l’edificio dove nel 1707 nacque Carlo Goldoni, la Cà Centani. Carlo Goldoni è uno dei più grandi commediografi settecenteschi ed ebbe il merito di trasformare il vecchio modo di fare teatro comico, la Commedia dell’Arte, nel teatro moderno nel quale dialoghi e battute sono tutte rigidamente prestabilite. Il Palazzo aperto al pubblico dal 1953 attualmente ospita sia il Museo Goldoniano e del Teatro Veneto sia la Biblioteca (contenente 30.000 volumi e opuscoli specializzati) ed è inoltre sede del Centro Studi Teatrali diretto da Carmelo Alberti. L’area espositiva è limitata a due ambienti: il portego, cioè l’ingresso dove è stato ricreato con mobili, quadri e arredi d’epoca un salotto settecentesco, e le sale ad esso attigue dove sono esposti alcuni documenti goldoniani, medaglie, manoscritti autografi, due ritratti eseguiti da Giambattista Piazzetta e da Pietro Longhi.

Lungo il percorso che conduce al Ponte di Rialto si incontrano le chiese di Sant’Aponal e di San Giovanni Elemosinario. La prima venne eretta nella prima metà dell’XI secolo grazie alle donazioni di alcune importanti famiglie di origine ravennate trasferitesi a Venezia e dimoranti nelle vicinanze. Ospitava quattro corporazioni che avevano ognuna il proprio altare: l’Arte dei Mandoleri, l’Arte dei Corderi, l’Arte dei Venditori di Farina e l’Arte dei Tajapiera. Internamente si presenta ad un’unica navata. Attualmente la chiesa è chiusa al culto.

La minuscola chiesa di San Giovanni Elemosinario patriarca di Alessandria è comunemente nota con il nome di San Zuane de Rialto. Si trova al numero 479 ed è quasi completamente mascherata dalle case dato che non esiste più la facciata e l’unica cosa che la contraddistingue è il portale. La prima fondazione della chiesa è antichissima e risale agli anni a cavallo tra il IX e il X secolo e si costruì grazie alle donazioni della famiglia Trevisan. Il 10 gennaio 1514 un gravissimo incendio che distrusse tutta l’insula di Rialto interressò anche la piccola chiesa che venne ricostruita successivamente in forme sobrie tipiche del Rinascimento. Al suo interno conserva opere di importanti artisti: Giovanni Antonio De Sacchis detto il Poerdenone, Tiziano, Jacopo Palma il Giovane e molti altri.

Il Ponte di Rialto è il primo ponte di pietra che fu costruito sul Canal Grande. Sarebbe logico pensare che gli isolotti della laguna siano stati da sempre uniti da ponti ma di fatto non è sempre stato così. Per gli abitanti di queste isolette era naturale spostarsi esclusivamente in barca. La via acquea era l’unica via presa in considerazione e qualsiasi altra viabilità non era nemmeno immaginata. Solo con la crescita della popolazione si sentì l’esigenza di unificare gli insediamenti con delle passerelle di barche prima, delle passerelle permanenti in seguito e infine la costruzione di veri e propri ponti. A Venezia esistono ancora, tra pubblici e privati, 416 ponti di cui 300 in pietra e gli altri in ferro o in legno.

Da questo computo sono esclusi i ponti translagunari il Ponte della Libertà e il ponte ferroviario che uniscono la città alla terraferma. Venezia è in attesa del Ponte del Grande architetto Calatrava che unirà Piazzale Roma alla stazione di Santa Lucia.

Il più famoso dei Ponti Veneziani quello di Rialto ha avuto una storia piena di vicissitudini. E’ situato nel cuore della città proprio nell’antico territorio chiamato Rivoaltum, un gruppo di isole già sede del Dogado e sinonimo stesso della Serenissima, centro di potere e di scambi internazionali, soprattutto importante sede commerciale, deposito di mercanzie provenienti da tutto l’estuario. Tra le vicende costruttive del ponte si ricorda il crollo avvenuto nel 1444 a causa della folla straripante stipata sul ponte per ammirare il corteo di barche della Marchesa di Ferrara, figlia di Alfonso V d’Aragona. Il ponte venne restaurato nei primi del Cinquecento e crollò in parte nel 1523 e venne nuovamente ripristinato. Il Senato cominciò a discutere se era il caso di rifarlo in pietra esaminando vari progetti tra i quali quelli più importanti furono realizzati da Fra Giocondo da Verona, Michelangelo Buonarroti, Andrea Palladio, Giacomo Barozzi detto il Vignola, Jacopo Sansovino, Vincenzo Scamozzi. Solo nel 1588 si iniziò la costruzione del ponte in pietra sotto la supervisione dell’ingegner Antonio da Ponte che mescolò idee e proposte diverse. Fu ultimato nel 1591 e lo splendore della costruzione mise a tacere qualunque critica.

Il mercato di Rialto: quando il Governo della città si trasferì nel 810 da Metamauco (Malamocco) a Rivoaltum questa divenne, oltre che centro di potere e capitale di tutto lo stato, importante sede di commerci. Le isole realtine erano logisticamente adatte a questo scopo e in esse venne creata con il passare del tempo una zona sempre più oraganizzata: si costruì una erbarìa e una pescarìa, magazzini, uffici, negozi e banche di vendita al minuto. A Rialto si trattava di tutto: l’importazione e l’esportazione di merci pregiate: spezie, sete e metalli preziosi, derrate alimentari che arrivavano dalle isole o dalla terraferma fino al commercio al minuto di frutta, verdura, vini, pesce.

Il governo riscuoteva il dazio su tutto quello che si commerciava. Nel Campo antistante la Chiesa di San Giacomo di Rialto si trattavano i grossi commerci mentre verso la riva c’era il mercato popolare dove la gente comune acquistava. Nel campo di San Giacomo c’era anche un banco di depositi il banco giro che era contemporaneamente una specie di banca e un circolo dei commercianti più facoltosi e nobili. Rimaneggiata più volte nel corso dei secoli la zona del mercato si presenta divisa tra la Pescheria e l’Erberia. Funziona la mattina dal lunedì al sabato ed è sicuramente uno spettacolo per tutti i sensi: colori, profumi, frutta di stagione, fiori, pesci che saltellano sui banchi. E’ il mercato più economico della città e arrivano qui a fare la spesa anche dai quartieri più lontani. Il consiglio è quello di visitarlo poiché se si vuole conoscere davvero il cuore di una città e dei suoi abitanti bisogna recarsi nei suoi mercati: solo lì si può avvertire il pulsare della quotidianità.

Ai piedi del Ponte di Rialto si trova la chiesa prediletta dai commercianti. E’ detta chiesa di San Giacometto per le sue ridotte dimensioni e, secondo la tradizione, sarebbe stata la prima architettura cittadina fatta costruire dai consoli di Padova nell’area del futuro mercato di Rialto nel 421, anno primo di Venezia, esattamente il 25 marzo, giorno della creazione del mondo, dell’Annunciazione a Maria e della Crocifissione di Cristo. Si tratta di uno dei più interessanti e affascinanti monumenti dl medioevo veneziano che, più realisticamente potrebbe risalire, per il suo impianto architettonico al XII secolo. Esternamente, sulla fascia in pietra posta sotto la croce, dell’abside è leggibile una antica iscrizione che così recita “Intorno a questo tempio sia equa la legge del mercante, giusti i pesi e leali i contratti”. Di fronte alla facciata, dall’altro lato del Campo, oltre la fontana, sorge la colonna del bando, sorretta dal Gobbo di Rialto (figura tradizionalmente nota per lazzi e sarcasmi), sopra la quale la Signoria veneziana faceva leggere bandi e proclami ufficiali.
 

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